{"id":280,"date":"2025-08-20T12:59:14","date_gmt":"2025-08-20T10:59:14","guid":{"rendered":"https:\/\/www.euphoniaclassica.it\/it\/?page_id=280"},"modified":"2025-08-20T12:59:14","modified_gmt":"2025-08-20T10:59:14","slug":"musica-e-politica-fino-alle-soglie-del-900","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.euphoniaclassica.it\/it\/musica-e-politica-fino-alle-soglie-del-900\/","title":{"rendered":"MUSICA E POLITICA FINO ALLE SOGLIE DEL \u2018900"},"content":{"rendered":"\n<h2 class=\"wp-block-heading has-text-align-center\"><strong>MUSICA E POLITICA FINO ALLE SOGLIE DEL \u2018900<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading has-text-align-center\"> di Paolo Brecciaroli<\/h4>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\"\/>\n\n\n\n<p>Fin dalle origini le classi dominanti di ogni societ\u00e0 umana, intesa come aggregazione politica, si sono appropriate della musica come mezzo per pilotare le coscienze. Si ha notizia che nell\u2019antico Egitto vi fosse una ferrea dittatura della casta sacerdotale nella scelta e nell\u2019uso di musiche per il rito e le cerimonie pi\u00f9 importanti, con musicisti professionisti rigidamente reclutati, unici depositari di antiche ed esoteriche tecniche tradizionali. Il loro servizio si svolgeva in momenti forti della vita politica e militare del regno, con importanti ricadute sul sentire comune della popolazione. Per i popoli della regione Mesopotamica era consuetudine che alcuni musicisti accompagnassero regolarmente le truppe in battaglia, avendo compreso quanto la psicologia e la combattivit\u00e0 del soldato medio ne fossero grandemente influenzate e accresciute. Israele, grande teocrazia politica, adoper\u00f2 l\u2019intensa pratica musicale ereditata dalla prestigiosa tradizione davidica sia come preghiera nel tempio sia come decisivo fattore \u2018politico\u2019 capace di unificare, specie nella prima fase della sua storia, le diverse anime della convivenza civile divisa in trib\u00f9. E cos\u00ec, nei secoli, il cammino dell\u2019occidente si \u00e8 arricchito di fenomeni politico-musicali di assoluto rilievo. La fantastica parabola storica di Venezia si caratterizza per le crescenti cure che l\u2019oligarchia al potere, specialmente tra XVI e XVII sec., dedic\u00f2 alla cappella musicale della Basilica di S. Marco &#8211; che, ricordiamolo, non \u00e8 la cattedrale vescovile sede del Cardinale Patriarca &#8211; quale simbolico fulcro identitario della Serenissima. Istituita con il compito di celebrare gli avvenimenti della vita della Repubblica, come festivit\u00e0 civili, anniversari, visite di re e ambasciatori, vittorie militari ecc., la cappella marciana vide infatti avvicendarsi, nelle cariche di maestri direttori e di organisti, compositori del calibro di Willaert, Monteverdi, Cavalli, Legrenzi, Andrea e Giovanni Gabrieli. La fama di cui era ammantata si basava sulla bravura dei suoi artisti, numerosi e preparatissimi, sulla qualit\u00e0 delle musiche che vi si componevano e, naturalmente, sul prestigio di essere il contesto nel quale avvenivano leggendarie esecuzioni, riportate dalle cronache storiche. Il fattore politico era quindi intrinseco alla musica, intesa come il sonoro della vita sociale dei cittadini. Massima manifestazione, le musiche che Andrea Gabrieli compose ed esegu\u00ec con la Cappella per la vittoria riportata contro i Turchi a Lepanto, nel 1517. Ma il rapporto tra musica e politica, nel corso dei secoli, ha subito solo di recente un vero importante cambiamento che ne ha instradato la relazione su altri binari. Restando beninteso che religione e convivenza umana hanno sfruttato ogni potenzialit\u00e0 dell\u2019arte dei suoni, la politica ha continuato ad avere con essa un rapporto nascosto, proibito, quasi equivoco, fino all\u2019indubbio punto di rottura, gravido di enormi ricadute nella vita delle persone &#8211; assolutamente ignorate dai pi\u00f9 &#8211; rappresentato dalla Grande Rivoluzione francese di fine \u2018700. Il suo sconvolgere i rapporti tra le classi e la sua innegabile natura borghese e secolare non hanno fatto altro che evidenziare questa strana, particolare relazione, portandola ad emergere nei decenni successivi quando, sedimentata una sorta di silenziosa complicit\u00e0, l\u2019uso politico della musica, dal suo abituale proseguire il proprio cammino sotto traccia, emerse alla luce del sole. La societ\u00e0 d\u2019inizio \u2018800, dapprima napoleonica, poi momentaneamente ma inutilmente soffocata dalla Restaurazione, diede vita ad istanze fino a quel momento inaudite nella civilt\u00e0 europea. Il primo caso della nuova atmosfera \u00e8 l\u2019unica opera lirica scritta da Beethoven: Fidelio. Il soggetto tratta le vicissitudini di una donna (Leonora) che si traveste da uomo (Fidelio) per entrare come secondino nel carcere dove suo marito \u00e8 stato rinchiuso illegalmente da un avversario politico e tentare di salvarlo da morte certa. La vicenda vedr\u00e0 il trionfo finale della giustizia e la liberazione di lui e di tutti gli altri prigionieri. In un\u2019epoca dove l\u2019opera italiana la fa da padrona, con i suoi intrighi amorosi, giochi galanti, equivoci e scontate avventure &#8211; il tutto onestamente riconducibile ad una tradizione stantia &#8211; Beethoven sceglie di scrivere la sua musica su un libretto completamente diverso. Un amore coniugale narrato con forte pregnanza etica che, trasfigurato dal canto e dall\u2019orchestra, si fa promotore di libert\u00e0, di giustizia capace di far prevalere la civile convivenza sulla tirannia. Nonostante il fiasco della prima, e dopo doverosi aggiustamenti e accorciamenti operati saggiamente dal Maestro, finalmente nel 1814 il pieno successo arride a questa pagina unica e importante della storia musicale. Straordinariamente significativa, verso la fine del I atto, l\u2019uscita nel cortile, all\u2019aria aperta, dei prigionieri e la vista del sole. La visione poetica di Beethoven \u00e8 quella dell\u2019\u2018homo novus\u2019, dell\u2019artista che, ormai affrancato dal dover offrire e rispondere del proprio lavoro al potente che lo mantiene alla sua corte, sceglie liberamente cosa dire e come, assumendosi la responsabilit\u00e0 di gettare luce sulla vita delle persone e del loro rapporto col potere. L\u2019antico detto \u201cvox populi, vox Dei\u201d \u00e8 la propriet\u00e0 reale di questa nuova atmosfera. Non credo all\u2019equazione netta musicista-compositore = rivoluzionario politico. Certo \u00e8 che dal 1830 circa i musicisti compositori sono diventati i latori privilegiati delle istanze pi\u00f9 diffuse tra la gente, grazie anche al diffondersi nella musica dei sentimenti romantici innescati dal cenacolo di Jena a fine XVIII sec. Fryderyk Chopin vive sulla propria pelle la sofferenza del popolo polacco che anela alla libert\u00e0 dal giogo russo. Lo Sturm und Drang si trasforma in messaggio di denuncia e di forte rivolta alla tirannia in alcuni suoi pezzi, come lo Studio op.10 n.12, il Preludio op.28 n.20, le Polacche. La lotta per il bene comune, la ricerca della libert\u00e0 e dell\u2019indipendenza, sono caratteristiche di autori di tante regioni d\u2019Europa, che vivono il travaglio della trasformazione geopolitica verso la modernit\u00e0 con la voglia di diventare stati autonomi, con una forte identit\u00e0 nazionale e un\u2019adeguata dignit\u00e0 linguistica, sociale e culturale. Il caso dell\u2019Ungheria \u00e8 emblematico. Da regno satellite unito alla corona degli Asburgo assurge, grazie ad artisti come Franz Liszt, all\u2019attenzione del continente, sia come entit\u00e0 politica sia come fucina intellettuale. Il Maestro scrive numerose Rapsodie e brani a programma storico che ne illustrano le antiche prestigiose radici e la forza esplosiva della sua musica popolare. Fondatore e direttore del Conservatorio di Budapest, del quale rimarr\u00e0 sempre il motore, aiuta gli Ungheresi ad acquisire una piena coscienza del proprio retaggio e a guadagnare il rispetto di Vienna. Anche il rinnovamento culturale delle grandi nazioni si profila con la maturazione dell\u2019arte dei suoi figli pi\u00f9 talentuosi. Nel 1813 nascono Wagner e Verdi. Il rapporto di Wagner con la politica comincia realmente nel 1848 quando diventano strettissimi i suoi legami sia con i nazionalisti tedeschi, che rivendicano il superamento della parcellizzazione politica della gens germanica con l\u2019unificazione in unico reich, sia con personalit\u00e0 rivoluzionarie di assoluto rilievo come Bakunin. La partecipazione ai moti di popolo lo rende bersaglio delle polizie tedesche e lo costringe all\u2019esilio, con ultimo approdo la Svizzera. A Wagner sta a cuore che la Germania diventi padrona del proprio destino, in grado di parlare con una voce sola, che fruttifichi i magnifici esiti dei vastissimi orizzonti aperti dalle sue arti. Un anelito che lo vedr\u00e0 impegnato attraverso la musica alla creazione di una gesamtkunstwerk &#8211; opera d\u2019arte totale &#8211; pienamente tedesca, che sia il luogo del popolo, il sonoro dell\u2019amata heimat, la patria. Quando negli ultimi anni vede levarsi all\u2019orizzonte l\u2019egemonia della Prussia di Bismarck, che ingloba tutti gli stati tedeschi, Wagner rifiuta di identificarsi pienamente in quel regime che con la forza militare e l\u2019inganno politico &#8211; addirittura col regicidio, secondo alcuni, come per la Baviera &#8211; ha s\u00ec unito il paese, ma ne ha distorto le inflessioni positive e soffocato la libert\u00e0. In Italia, il fattore politico unificante della musica di Verdi si alimenta pian piano che la situazione politica evolve verso l\u2019unificazione. Certo \u00e8 che la musica del Maestro, in privilegiato contatto col diffuso &#8211; per quanto ispirato da poche menti intellettuali &#8211; sentire del popolo, proietta sulla nazione, ancora divisa, un profondo messaggio assolutamente comune, fatto di sentimenti, pensieri e sensazioni largamente condivisi, che portano il loro importante contributo all\u2019 appuntamento storico dell\u2019 unit\u00e0. E, come abbiamo detto all\u2019inizio di quest\u2019analisi, \u00e8 assodato che chi dall\u2019alto ha spinto per innescare questo meccanismo &#8211; probabilmente lo stesso Cavour &#8211; non ha esitato a sfruttare con un intento propagandistico il teatro verdiano per influenzare le coscienze. Un teatro che, figlio di una grande tradizione a vocazione europea, si trasforma in \u2018teatro nazionale\u2019. L\u2019adesione politica di Verdi, attuatasi con la partecipazione diretta del Maestro alla vita parlamentare del neonato Regno, conferma quanto sia necessario il coinvolgimento diretto delle menti pi\u00f9 elevate di un paese alla politica attiva &#8211; anche se relativamente influente nelle decisioni finali &#8211; evidenziando che la mancata partecipazione recide un ganglio vitale della convivenza sociale. Il \u2018900, non solo in Italia ma in tutta l\u2019Europa, terr\u00e0 a mente troppo poco questa verit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Paolo Brecciaroli<\/em>\u00a0(Riproduzione vietata)<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"index.html\"><\/a><\/p>\n\n\n\n<p><br><a href=\"index.html\"><\/a><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>MUSICA E POLITICA FINO ALLE SOGLIE DEL \u2018900 di Paolo Brecciaroli Fin dalle origini le classi dominanti di ogni societ\u00e0 umana, intesa come aggregazione politica, si sono appropriate della musica come mezzo per pilotare le coscienze. 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