{"id":283,"date":"2025-08-20T13:00:45","date_gmt":"2025-08-20T11:00:45","guid":{"rendered":"https:\/\/www.euphoniaclassica.it\/it\/?page_id=283"},"modified":"2025-08-20T13:00:45","modified_gmt":"2025-08-20T11:00:45","slug":"alban-berg-la-parvenza-che-svanisce","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.euphoniaclassica.it\/it\/alban-berg-la-parvenza-che-svanisce\/","title":{"rendered":"ALBAN BERG: LA PARVENZA CHE SVANISCE"},"content":{"rendered":"\n<h2 class=\"wp-block-heading has-text-align-center\"><strong>ALBAN BERG: LA PARVENZA CHE SVANISCE<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading has-text-align-center\"> di Paolo Brecciaroli<\/h4>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\"\/>\n\n\n\n<p>A scanso di equivoci, il Dizionario della lingua italiana Devoto \u2013 Oli recita: &#8220;FOLLIA &#8211; Stato di alienazione mentale determinato dall\u2019abbandono di ogni criterio di giudizio, pazzia, demenza. ALIENAZIONE &#8211; La condizione psicologica, propria dell\u2019uomo moderno che non si riconosce pi\u00f9 nei beni materiali che produce nella sua stessa attivit\u00e0, consistente in un suo estraniarsi progressivo da se stesso e dai fini e dai mezzi della civilt\u00e0 industriale. Gener. insoddisfazione, disagio esistenziale&#8221;. L\u2019intreccio tra musica e follia \u00e8 intenso e profondo da secoli. Figure di compositori, interpreti e attori dell\u2019azione sonora l\u2019hanno illustrato, sia con vicende personali spesso tragiche, sia con la volont\u00e0 espressiva di rappresentare il tracollo della mente umana attraverso forme, sonorit\u00e0 e ritmi diversissimi tra loro, spesso caratterizzati da tinte molto forti. Ma \u00e8 solo con l\u2019avvento dello stile di vita moderno dell\u2019occidente industrializzato che l\u2019innesco della patologia mentale si \u00e8 ingigantito e ha creato un pi\u00f9 fertile terreno dove farla attecchire: la difficolt\u00e0 dei rapporti interpersonali, la solitudine montante nel marasma di tanti pseudo-contatti, la difficolt\u00e0 di sentirsi utili, amati, \u2018vivi\u2019, nonch\u00e9 l\u2019incapacit\u00e0 di gestire direttamente la propria esistenza senza influenze esterne soffocanti. In una parola, l\u2019alienazione. Una sorta di zona grigia dove l\u2019individuo stenta a ritrovarsi, in balia dei flutti che la vita gli sbatte contro, senza sbocchi o risposte valide, senza intravvedere la pace. Un grande musicista ha descritto nella sua poetica tutto questo, mirabilmente, sin dai propri esordi all\u2019inizio del XX sec. : Alban Berg. Nato a Vienna nel 1885 da una famiglia benestante compie studi di pianoforte, cominciando a scrivere musica all\u2019et\u00e0 di 16 anni. Nell\u2019adolescenza i suoi interessi si aprono, oltrech\u00e9 alla musica, soprattutto alla letteratura e alle arti figurative. Frequenta Peter Altenberg, Karl Kraus, gli aderenti alla \u2018Sezession\u2019 tra cui Klimt, e altri. Mahler \u00e8 ovviamente il suo idolo tra i musicisti, ma ama in pari misura scrittori e drammaturghi come Ibsen, Strindberg e Wedekind. Ventenne, Berg assister\u00e0 nel 1905 alla prima rappresentazione de Die B\u00fcchse der Pandora (Il vaso di Pandora) di quest\u2019ultimo, organizzata per pochi intimi da Kraus, lavoro che influenzer\u00e0 in modo decisivo la sua poetica. Scelta la strada della carriera di compositore, nell\u2019ottobre 1904 avviene il decisivo incontro con quello che sar\u00e0 il suo unico maestro, confidente, consigliere e sostenitore: Arnold Sch\u00f6nberg. Sotto la sua egida, insieme con l\u2019altro talentuoso allievo del Maestro, Anton Webern, Berg costituisce quella che \u00e8 comunemente nota come \u2018la seconda scuola di Vienna\u2019, detta anche \u2018scuola dodecafonica\u2019. La dodecafonia, il metodo di composizione creato a inizio anni venti da Sch\u00f6nberg, nasce dalla necessit\u00e0 di superamento del vecchio linguaggio tonale tradizionale e viene avvertita come l\u2019ormai ineludibile riordinamento della disorganica \u2018atonalit\u00e0\u2019, caratterizzando un\u2019intera epoca e influenzando in modo assolutamente decisivo tutto il cammino della composizione nel \u2018900. L\u2019uso della serie \u2013 la stringa base di 12 note su cui ogni musica di questa nuova tecnica deve fondarsi \u2013 \u00e8 reso attraverso la sua manipolazione da parte del compositore con inversioni, moti retrogradi, ecc., determinata in ogni particolare. Spesso \u00e8 proprio la rigidit\u00e0 il punto debole di questo metodo creativo, cui non sfugge a volte lo stesso caposcuola Sch\u00f6nberg. In realt\u00e0, \u00e8 lo stesso Berg l\u2019artista pi\u00f9 affrancato dai dettami del movimento, in grado di mediare tra recuperi delle poetiche precedenti (Mahler su tutti, ma anche Debussy) e la novit\u00e0 del linguaggio seriale, con una unit\u00e0 stilistica e una omogeneit\u00e0 sbalorditive, insieme a una vena di lirismo sapiente. Subito dopo il conflitto mondiale, cui parteciper\u00e0 come impiegato al Ministero della Guerra a Vienna, Berg ultima nel 1922 il suo primo capolavoro: Wozzeck, su libretto proprio. Grazie al generoso sostegno di Alma Mahler riesce a pubblicarne privatamente la partitura. La circolazione dell\u2019opera, grazie all\u2019immediato interesse suscitato dalla forza drammatica del soggetto e dalla novit\u00e0 della musica, modernissima e al contempo cos\u00ec fortemente plastica e ofisticata, in contra il favore dei pubblici pi\u00f9 aperti d\u2019Europa. Il 14 dicembre 1925 Erich Kleiber \u2013 grande \u2018generalmusikdirektor\u2019 a Berlino e padre del futuro astro del podio Carlos \u2013 dopo aver piegato molte resistenze e veti, ne dirige la prima nella capitale tedesca propiziandone il pieno successo. \u00c8 la svolta nella vita e nella carriera di Berg. Solo l\u2019ostracismo nazista sar\u00e0 in grado di fermare nel 1933 il sogno realizzato, ricco di tanti trionfi. La genesi di Wozzeck \u00e8 lunga. Nel 1914 Berg assiste a Vienna alla pi\u00e8ce originale di Georg B\u00fcchner, Woyzeck, basata su un uxoricidio compiuto realmente nel 1821 da un uomo, per gelosia. La salute mentale dell\u2019assassino era stato oggetto di un lungo dibattito cui B\u00fcchner si era appassionato. Il testo in mano a Berg per\u00f2 era stato, negli ottant\u2019anni intercorsi, assai manomesso e persino il nome del protagonista era stato trascritto sbagliato: Wozzeck anzich\u00e9 Woyzeck . Quando nel 1920 esce la prima edizione critica basata sui manoscritti originali, Berg, che intanto ha quasi completato l\u2019opera, decide di lasciare tutto com\u2019\u00e8, nome errato del protagonista compreso. Molte testimonianze ci rivelano come il Maestro \u00e8 colpito, quasi sconvolto in prima persona, dalla vicenda di questo povero, umile soldato, angariato e sfruttato dai superiori, emarginato e condannato a una disperazione senza via d\u2019uscita, a una \u2018alienazione\u2019 che ottunde le sue facolt\u00e0, accecandolo di gelosia verso la sua donna, Marie, che colpevole di averlo tradito col tamburmaggiore del reggimento merita dunque la morte. Dopo averla uccisa, la follia lo accerchia senza piet\u00e0, non gli d\u00e0 tregua \u2013 la potentissima scena della taverna &#8211; stordisce la sua mente concentricamente divorando il suo essere e lo attira nella palude del delitto, affogandolo nell\u2019acqua dove cerca di pulirsi dal sangue di Marie. La terribilit\u00e0 di questo dramma \u00e8 coronata infine dall\u2019aspetto forse pi\u00f9 tragico di tutti. Nell\u2019ultima scena, il figlio di Wozzeck e Marie gioca con gli altri bambini quando gli viene detto che i genitori sono morti. Ma lui continua a giocare come se tutto questo non lo riguardasse. La dolce indifferenza del mondo, come Camus far\u00e0 dire anni dopo al protagonista del suo Lo straniero . La verit\u00e0 pi\u00f9 cruda e diretta. Come pubblico, abbiamo bisogno del Wozzeck perch\u00e9 \u00e8 l\u2019affresco musicale tragico del \u2018900 forse pi\u00f9 compiuto. Una vertiginosa descrizione della difficolt\u00e0 umana attraverso la storia dell\u2019individuo piccolo, insignificante e indifeso, che si trova a dover fronteggiare forze che, proprio come nel XX sec., indirizzano in modo schiacciante la sua e le altre vite, giustificando il senso pienamente pessimistico, certamente espressionista nel carattere e nel linguaggio, di questo capolavoro assoluto. Pochi anni dopo, tra il 1925 e il 1926, in seguito alla tormentata relazione con la coniugata Hanna Fuchs-Robettin, Berg compone il suo supremo lavoro cameristico: la Lyrische Suite per quartetto d\u2019archi. Manifesto di una cosciente azione drammatica, la composizione si articola in 6 movimenti, alternanti via via un andamento sempre pi\u00f9 veloce a uno sempre pi\u00f9 lento (i dispari accelerano, i pari rallentano) [v. fig.]. L\u2019evidente pulsione divergente del costrutto, la spasmodica e concentratissima distribuzione dei piani sonori, l\u2019eccezionale variet\u00e0 timbrica, frutto di uno straordinario uso degli archi, per ottenere effetti visionari d\u2019indimenticabile suggestione \u2013 quasi nuvole sonore \u2013 ci consegnano il massimo cimento per quartetto dell\u2019intero \u2018900 e uno dei pi\u00f9 fulgidi esempi di poesia materica di tutti i tempi. Lo straziante lirismo, urlato nei movimenti veloci, si fa meditazione e contemplazione pura nei movimenti sempre pi\u00f9 lenti, approdando al sesto e ultimo, indicato \u2018largo desolato\u2019, confine dove cuore e mente, sfiorando con l\u2019orecchio il silenzio sempre pi\u00f9 incombente, si affacciano sull\u2019abisso del nulla. &#8230;E poi c\u2019\u00e8 Lulu. Il Maestro comincia a scrivere questa sua seconda opera nel 1928, rielaborando in profondit\u00e0 e sintetizzando in un conciso libretto le due tragedie di Wedekind Die B\u00fcchse der Pandora, di cui abbiamo gi\u00e0 detto, e Erdgeist. Dunque il \u2018tarlo\u2019 di Wedekind matura pi\u00f9 di vent\u2019anni dopo. Lulu impegner\u00e0 Berg fino alla morte, che lo coglier\u00e0 inopinatamente presto, a cinquant\u2019anni, nel dicembre 1935 a Vienna, per colpa di un ascesso mal curato causato dalla puntura di un insetto nell\u2019agosto precedente. Artisticamente il lavoro pu\u00f2 dirsi pi enamente compiuto, anche se mancante della stesura orchestrale definitiva del III e ultimo atto completato da F. Cehra, e fu eseguito, dopo la revoca del veto della vedova, addirittura nel 1979 a Parigi sotto la direzione di Pierre Boulez. Berg definisce tutta l\u2019architettura essenziale in un insieme di ferrea logica e delirante poesia. Ferrea logica perch\u00e9 la superiore capacit\u00e0 di sintesi \u2013 che solo un perfetto drammaturgo musicale possiede \u2013 gli permette di condensare in 7 scene le due tragedie originali, con un\u2019energia concentratissima in grado di liberare risorse espressive davvero inimmaginabili. Nel percorso in 3 atti si dipana simmetricamente la \u2018carriera\u2019 di Lulu, misteriosa e bellissima immagine di eros-thanatos che non pu\u00f2 che trascinare se stessa e chi le si avvicina nel gorgo della distruzione totale. La sua parabola sale, dalla morte del primo marito all\u2019inizio dell\u2019opera, seguita dal matrimonio col pittore con cui lo tradiva, fino alle nozze col ricco Sch\u00f6n \u2013 figura centrale del dramma che aleggia su Lulu sin dall\u2019inizio della vicenda, come suo stupratore in passato, poi come amante- padrone \u2013 la cui morte, causata da Lulu all\u2019inizio del II atto, innesca la fase discendente della trama. La prigione, le fughe prima a Parigi poi a Londra, s\u2019intrecciano a ricatti, inganni, eros e morte. Proprio a Londra, Lulu si prostituisce per campare e muore uccisa da Jack lo squartatore. La delirante poesia di Berg affresca un\u2019umanit\u00e0 decadente, vittima del perbenismo borghese, incapace non solo di dire la verit\u00e0 ma addirittura di credere che esista una verit\u00e0, proiettata verso il nulla in una dimensione di bellezza alienata che, nella mancanza di certezze, si riveste di una mortale tenerezza. Tutto pian piano svanisce, la follia \u00e8 nella vita, l\u2019alienazione \u00e8 il sogno della realt\u00e0. Scrisse Montaigne: &#8220;la nostra follia \u00e8 pi\u00f9 importante della nostra saggezza, i nostri sogni valgono pi\u00f9 dei nostri discorsi&#8221;.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Paolo Brecciaroli<\/em>&nbsp;(Riproduzione vietata)<\/p>\n\n\n\n<p><br><a href=\"index.html\"><\/a><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>ALBAN BERG: LA PARVENZA CHE SVANISCE di Paolo Brecciaroli A scanso di equivoci, il Dizionario della lingua italiana Devoto \u2013 Oli recita: &#8220;FOLLIA &#8211; Stato di alienazione mentale determinato dall\u2019abbandono di ogni criterio di giudizio, pazzia, demenza. 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